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Speciale Agostino d`Ippona

Nato a Tagaste, una città dell’antica Algeria, nel 354, Agostino è uno dei più eminenti padri della Chiesa.

Dopo una vita ricca di avvenimenti mondani, Agostino scopre la fede sotto la guida di Ambrogio, vescovo di Milano, e abbraccia così la religione cristiana.

La sua conversione lo porta ad una riflessione filosofica originale che risente dell’influenza di alcune correnti, tra cui spicca il neoplatonismo. Quest’ultima suscita l’interesse di Agostino per la possibilità di conciliarsi, almeno su alcuni punti, con le dottrine del Cristianesimo.

Fra le altre, la tesi neo-platonica che definiva il male come privazione, assenza di essere, costituisce un punto fondamentale per la riflessione di Agostino. Su queste basi, la filosofia assume per lui il compito di un’indagine sull’essere; indagine che può effettuarsi solo rivolgendosi all’interiorità.

L’anima è infatti depositaria della verità che Dio stesso ha concesso all’uomo, pertanto solo un ripiegamento dell’individuo su stesso e solo grazie ad un’introspezione radicale la filosofia può raggiungere la propria meta.

Nella visione di Agostino, la ricerca filosofica si presenta come il corrispettivo razionale di un percorso di fede. Vi è insomma una compenetrazione tra fede e ragione che si è soliti ricondurre al duplice motto latino: “credo ut intelligam, intelligo ut credam”, ossia “credo per capire, capisco per credere”.

In questo speciale Roberta De Monticelli,  Maurizio Ferraris, Carlo Sini, Stefano Catucci e Mario De Caro.

Massimo Cacciari racconta  lo “scandalo” delle Confessioni agostiniane, ovvero la nascita dell’interiorità declinata in prima persona singolare.

Secondo Cacciari: “Il peso sulla cultura europea e occidentale di Agostino è incalcolabile. Nelle Confessioni c’è tutto lo scandalo agostiniano. Lo scandalo di Agostino è nel suo parlare in prima persona. Hegel diceva che tutto ciò che è personale è falso. Prima di lui Kant e Bacone. Questa è stata la strada maestra della filosofia occidentale, per cui non ha senso parlare di se stessi, per poter parlare “della cosa”. Come si fa, infatti, a parlare in prima persona, filosoficamente? La filosofia è scienza o narrazione, ovvero letteratura? Lo stesso vale per la teologia. Eppure il teologo e filosofo Agostino ci riesce, riesce a dimostrare non solo l’utilità ma anche la necessità di parlare di sé per poter parlare della cosa.“