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Su "Pape Satàn Aleppe" di Umberto Eco

Lo storico editor di Eco e Presidente de La nave di Teseo, Mario Andreose, e l’ex direttore de L’Espresso (attuale direttore del Tirreno) Luigi Vicinanza, hanno ricordato il grande Umberto Eco. Raccontando l’uomo e l’intellettuale, muovendosi attraverso quello che è il primo romanzo postumo dello scrittore: Pape Satàn Aleppe, raccolta di una selezione degli ultimi quindici anni delle Bustine di Minerva, la rubrica che Eco pubblicava su L’Espresso ogni due settimane. L'evento - dal titolo "Il silenzio della rilettura" - si è svolto il 3 settembre a Castelsardo, all'interno del festival "Un'isola in rete", il cui tema dell'edizione 2016 è stato "il desiderio".

http://unisolainrete.it/2016/

 

Dalla quarta di copertina del libro:
Crisi delle ideologie, crisi dei partiti, individualismo sfrenato... Questo è l'ambiente - ben noto - in cui ci muoviamo: una società liquida, dove non sempre è facile trovare una stella polare (anche se è facile trovare tante stelle e stellette). Di questa società troviamo qui i volti più familiari: le maschere della politica, le ossessioni mediatiche di visibilità che tutti (o quasi) sembriamo condividere, la vita simbiotica coi nostri telefonini, la mala educazione. E naturalmente molto altro, che Umberto Eco ha raccontato regolarmente nelle sue Bustine di Minerva. È una società, la società liquida, in cui il non senso sembra talora prendere il sopravvento sulla razionalità, con irripetibili effetti comici certo, ma con conseguenze non propriamente rassicuranti. Confusione, sconnessione, profluvi di parole, spesso troppo tangenti ai luoghi comuni. "Pape Satàn, pape Satàn aleppe", diceva Dante nell'"Inferno"(VII, 1), tra meraviglia, dolore, ira, minaccia, e forse ironia.

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