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Sinibaldi: il linguaggio della radio

La radio è essenzialmente lingua parlata, è un "pieno di parole". Marino Sinibaldi, critico letterario e direttore di Rai Radio3, sottolinea lo specifico della radio rispetto agli altri mezzi di comunicazione, che si basano quasi esclusivamente sulla vista. La radio, da parte sua, è udito, è ascolto di parole da parte di una comunità di parlanti la stessa lingua storica - nel nostro caso l'italiano. Tale legame con una lingua nazionale implica che i contenuti radiofonici, a differenza degli altri media, sono meno adatti a format globalizzati e replicabili ovunque. Il legame con l'ascolto - talvolta involontario - implica inoltre che in radio, più che altrove, non possono darsi silenzi o vuoti prolungati.

Qual è stato il ruolo della radio nella formazione e nella diffusione della lingua italiana? Prima dell'avvento della televisione di Stato nel 1954, la radio è stato il mezzo di comunicazione di massa più diffuso, soprattutto tra le persone con scarsa o nulla alfabetizzazione. Nata negli anni Venti durante il Fascismo, la radio italiana degli inizi ha proposto una lingua dipendente dalla retorica e dalla propaganda di regime. Ma sin dal principio ha anche presentato lingue alternative molto differenti tra di loro: quelle dei radiodrammi, della letteratura, della musica o dei quiz. E' dunque stata fondamentale nella creazione di una lingua e nel collegamento con il mondo da parte degli ascoltatori, un'importanza che ha mantenuto nei decenni successivi. Con il passare del tempo, però, il linguaggio radiofonico ha subito diverse modificazioni, in particolare si sono accelerati i ritmi e, spesso, si sono banalizzati i contenuti e la ricchezza linguistica.

Quale potrebbe essere, quindi, il futuro della radio all'epoca di Internet e del predominio dei media che si basano sulla vista, sia con le immagini che con la scrittura? Sicuramente una stazione pubblica come Radio3 deve opporsi a una eccessiva semplificazione, riproponendo e valorizzando la varietà linguistica e contenutistica che sempre ha caratterizzato la radio. Inoltre l'attuale sovrabbondanza di contenuti implica che bisogna essere capaci di sceglierli, e chi fa radio non può prescindere da questo dato. Lo stesso ascolto radiofonico è cambiato considerevolmente, perché è ora possibile scaricare i suoi contenuti e usufruirne a prescindere dalla loro messa in onda.

La radio può ancora fare la differenza concentrandosi sulla "qualità": qualità delle parole che vengono utilizzate e qualità del linguaggio in senso più ampio, ossia della struttura e della durata dei programmi radiofonici. In proposito Marino Sinibaldi fa un'anticipazione su un programma dedicato alla lingua - dal titolo "La lingua batte" - che verrà messo in onda su Radio3 a partire dal gennaio 2013.

Marino Sinibaldi

Radio3

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