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Remo Bodei: l`ovvietà e la noia

Il filosofo Remo Bodei, in un'intervista dell'Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche degli anni '90, sviluppa una riflessione sul rapporto tra l`esperienza dell`ovvio e la noia, muovendo da una considerazione etimologica: in latino “obvius” denota “ciò che si incontra per strada”, ciò con cui si entra facilmente in un rapporto di familiarità. L`arte, la filosofia e la scienza, sollecitando il pensiero e i sensi, ci spingono a uscire dai confini dell`ovvio, a rimettere in questione il già noto, a ritrovare di fronte ad esso un sentimento di meraviglia.
Con l`esercizio del pensiero si sviluppano i sensi: ogni percezione, diceva Wittgenstein, riecheggia un pensiero. La civiltà occidentale ha scelto i due sensi più precisi: vista e udito, che consentono di misurare l`oggetto e sui quali si sono sviluppate la musica e la geometria. La civiltà giapponese possiede un sistema cromatico e un gusto tattile profondamente diversi dai nostri; si tratta di stilemi tipici delle civiltà asiatiche, dall`antica Persia all`India, che l`arte europea, tra Otto e Novecento, ha scoperto e imitato. Come l`arte negra sui fauves, così l`arte cinese e giapponese hanno influito sul liberty e sul floreale. Questa consapevolezza ci deve indurre a rinunciare alla presunzione eurocentrica.
La noia è legata al`esperienza dell`ovvio, alla mancanza di stimoli, di interessi, come in Oblomov, il celebre personaggio di Gonciarov. È necessario sviluppare uno spirito di avventura che ci porti fuori dai percorsi abituali e ci faccia attraversare la borderline che separa l`ignoto dal noto.

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