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Remo Bodei. L`intelligenza artificiale e le trasformazioni del lavoro

Il filosofo Remo Bodei, intervistato in occasione della Lectio magistralis “Trasformazioni del lavoro. Macchine, intelligenza artificiale, educazione”, dedicata a Gerardo Marotta, fondatore dell'Istituto italiano per gli Studi Filosofici, a un anno dalla scomparsa, espone i punti fondamentali della sua lezione.
Macchina dal greco mēchanḗ vuol dire astuzia, per cui la meccanica era considerata un’arte contro natura, a differenza della medicina che assecondava i processi naturali di guarigione.
Solo con Galilei le macchine e la meccanica acquistano uno statuto scientifico e vengono introdotte nell’utilità sociale. La rivoluzione industriale inizia con la costruzione dei telai, che come tutte le macchine iniziano a produrre troppo rispetto alle possibilità di consumo, scatenando reazioni violente dei lavoratori. Oggi esiste la macchina autonoma, mossa da algoritmi, ossia da procedure di intelligenza artificiale, inserite al loro interno. All’origine di questo nuovo tipo di macchina c’è il filosofo Leibniz che aveva parlato di pensieri ciechi, ossia irrappresentabili: come le formule algebriche, che sono irrappresentabili, così i pensieri umani per quanto riguarda il calcolo possono essere supportati delle macchine, separando la coscienza dalla conoscenza.
Le macchine dotate di intelligenza artificiale si stanno sempre più espandendo e rischiano di produrre una disoccupazione analoga a quella che ci fu nella prima rivoluzione industriale, per cui, secondo Bodei, scuola e società devono necessariamente correre ai ripari.

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