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Regazzoni: Žižek tra Hegel e Lacan

 

Meno cultura popolare e più filosofia teoretica: con Meno di niente (Ponte alle Grazie, 2013 - trad. di C. Salzani e W. Montefusco) il travolgente filosofo sloveno Slavoj Žižek torna al suo amato Hegel, visto attraverso Lacan. Recuperare Hegel al di là di una certa tradizione filosofica che lo vuole il "filosofo della totalità", con tutto il corollario di relativi pregiudizi. In che modo Lacan interviene in questa rilettura?

Secondo Simone Regazzoni, qui intervistato sul libro, Jaques Lacan permette a Žižek di ripensare la dialettica hegeliana come non necessariamente unitaria e totalizzante: sì al divenire del movimento dialettico, no all'orizzonte simbolico autoconclusivo. Non più un divenire necessario, dunque, quanto un divenire della necessità, posta retrospettivamente rispetto alla contingenza. Ma dove collocare il reale in tale contesto?

Il reale costituisce una sorta di sfondo opaco, un "meno di niente": il reale è un nulla senza "nullità", non è né "un niente", né "un ente". E' precisamente il reale lacaniano, ossia quel qualcosa di pre-ontologico con cui la filosofia si è spesso misurata attraverso i secoli.

Meno di niente. Hegel e l'ombra del materialismo dialettico, è il primo volume di un progetto più ampio, che vedrà la sua conclusione con un secondo volume di prossima pubblicazione. 

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