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Mario Carparelli: il pensiero di Giulio Cesare Vanini

 

Mario Carparelli, Vicepresidente del Centro Internazionali di Studi Vaniniani (CISV), intervistato a Napoli, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in occasione delle celebrazioni del 399esimo anniversario del rogo di Tolosa in cui trovò la morte Giulio Cesare Vanini (Taurisano, Lecce, 1585 - Tolosa 1619) accusato di empietà dall'Inquisizione, ricorda la figura del grande filosofo salentino.
Per tre secoli Vanini è stato un punto di riferimento per i grandi protagonisti della storia della filosofia, per alcuni un nemico da combattere, per altri invece un simbolo di battaglie fondamentali per la nascita del pensiero moderno, di democrazia e di tolleranza.

La bibliografia vaniniana conta oltre  9000 titoli  e le sue opere, L’Anfiteatro dell'eterna provvidenza e I meravigliosi segreti della natura regina e dea dei mortali sono state tradotte in oltre  50 lingue e il suo autore è stato considerato un  precursore delle teorie darwiniane. L’elemento che ha caratterizzato la vita è l’opera di Vanini, secondo Giovanni Papuli che ne è stato uno dei più autorevoli studiosi, è stata l’audacia. Ai suoi tempi infatti imperava il motto di Cesare Cremonini che consigliava agli studiosi di adeguarsi al pensiero dominante anche se falso, ma Vanini non si attenne a questa raccomandazione, pagando il suo coraggio con la condanna al rogo preceduta dal taglio della lingua, strumento con il quale secondo i suoi accusatori aveva offeso Dio.
Nelle sue opere aveva usato stratagemmi per nascondere il suo pensiero alla censura e il plagio che fu scoperto da Luigi Corvaglia in realtà plagio non era, ma solo un artificio per confondere gli inquisitori.

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