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Ines Testoni. La morte dinanzi all’alba dell’eternità

In questa intervista, realizzata in occasione del Congresso Internazionale in onore di Emanuele Severino: "All'alba dell'infinito. I primi 60 anni de La struttura originaria" (Brescia il 2 e 3 marzo 2018), Ines Testoni, docente di Psicologia sociale, all’Università di Pavia, parla del tema trattato nella sua relazione al Congresso.
L’uomo da sempre soffre per quel che crede di essere e se crede di essere mortale la sua sofferenza è lacerante e incurabile. Credere di essere mortali significa credere di essere annientabili, ma se si parte dalla tesi di Severino dell’impossibilità dell’annientamento esiste la possibilità di fondare una nuova psicologia. Parlare della morte come ciò da cui si parte per comprendere dolore e sofferenza significa offrire alle presone un linguaggio diverso, nel quale sono risolte le contraddizioni del nichilismo. Emanuele Severino con la sua opera mostra che il linguaggio non è più se stesso da quando appare, nel 1958, “La Struttura originaria”, ovvero da quando appare il linguaggio che testimonia il destino. Un linguaggio che può essere assunto come un cambio di paradigma radicale rispetto al sapere scientifico della psicologia e che comporta una rivoluzione radicale nell’intendere la sofferenza umana. Secondo Ines Testoni questo cambio di paradigma può verificarsi anche per le altre scienze, in primo luogo per la fisica e persino per le grandi religioni monoteiste.

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