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Emanuele Severino: la musica e il movimento del nostro tempo

L’opera “Zirkus” Suite”, per fiati, marimba e timpani, composta nel 1947 da Emanuele Severino, è stata eseguita per la prima volta in pubblico il 17 Aprile 2018, nel Conservatorio di Milano.

Prima dell’esecuzione Rai Cultura ha intervistato il grande filosofo italiano che l’ha composta, il Maestro Alessandro Bombonati, che ne ha curato la revisione critica, il filosofo Massimo Donà, ideatore e promotore dell’evento, il Direttore del Conservatorio di Milano Cristina Frosini e il Maestro Giuseppe Modugno, che hanno contribuito in maniera decisiva alla sua realizzazione.

La sostituzione del diritto naturale con il diritto positivo, la caduta in campo filosofico del concetto di verità definitiva, l’affermazione nietzschiana della morte di Dio, sono tutti elementi che indicano la volontà del nostro tempo di abbandonare l’essenza della tradizione occidentale, innanzitutto Dio.
Al di là del puro fenomeno estetico, la musica va messa in connessione con il movimento generale del nostro tempo, che è un movimento  tragico, in cui il mondo abbandona  la propria tradizione per cercare qualcosa di nuovo. Un tempo che Severino descrive usando l’immagine dei trapezisti di un circo che abbandonano l’attrezzo al quale sono aggrappati senza riuscire ad afferrare l’altro che va loro incontro. 
Per Platone la musica era costituita dal suono e dalla  parola, e la parola è la verità, per cui il suono era inseparabile dal senso vero del mondo, poi c’è stata una progressiva separazione del suono dalla parola e non è un caso che la Chiesa abbia avversato al suo inizio la musica sinfonica perché non si sentiva la parola, e in senso platonico il suono senza la parola era un’aberrazione.

Le cosmogonie antiche raccontano che il mondo nasce quando un coro di dei canta e cantando muore e ognuno diventa un suono addormentato in una caverna e ogni cosa del mondo è una caverna in cui giace questo suono addormentato. Quando l’uomo celebra la festa, questa incomincia con un grido dissonante, che tende all’unisono e risveglia il suono addormentato della caverna, il suono del coro di dei. La festa è una rievocazione della generazione del mondo,  in tutti i  miti nelle più diverse parti della terra, infatti, si parla di nascita del mondo in seguito alla morte di un Dio, anche il nostro Cristo muore per rigenerare il mondo. Qui la morte genera il mondo e attende la rievocazione che solo la musica può dare.  

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