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Emanuele Severino. La morte

 

In questa intervista, realizzata in occasione del Congresso Internazionale in onore di Emanuele Severino: "All'alba dell'eternità. I primi 60 anni de La struttura originaria" (Brescia 2 - 3 marzo 2018), il filosofo bresciano si sofferma sul significato di "osservabilità". Lo spiega facendo riferimento alla morte che, in quanto "annientamento", non appare osservabile. Come dicevano i neopositivisti: possiamo osservare l'ammalarsi di un corpo umano, i lamenti della sofferenza, l'agonia. Poi il corpo si ferma e "gli uomini hanno imparato - dice Severino - che quando le cose si fermano in un certo modo, non ritornano più". La filosofia interviene su questi concetti chiarendo che "non ritornano perché si sono annientate". Si tratta però di un'interpretazione dell’osservabile, non di una reale osservazione.

 

Emanuele Severino è filosofo, accademico e compositore. Ha insegnato filosofia teoretica all’Università di Pavia (1951), filosofia all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (1954 – 1969). Dal 1970 diventa professore ordinario di Filosofia teoretica, dirige l'Istituto di Filosofia (diventato poi Dipartimento di Filosofia e Teoria delle scienze e, oggi, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali) e insegna Logica, Storia della Filosofia moderna e contemporanea e Sociologia all'Università Ca' Foscari di Venezia. Successivamente insegna Ontologia fondamentale presso la Facoltà di Filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Accademico dei Lincei e Cavaliere di Gran Croce, collabora da alcuni decenni con il Corriere della Sera.

 

 

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