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Bernard Stiegler: “Reincantare Il Mondo”

Il filosofo francese Bernard Stiegler, intervistato ad Ancona in occasione della prima edizione del “KUM! Festival - Curare, Educare, Governare”, parla del suo libro “Reincantare Il Mondo”.

Stiegler inizia con una riflessione sul software libero, inteso come una modalità di produzione industriale che non si fonda sulla proletarizzazione, ossia sulla distruzione del sapere (il metodo di produzione descritto, da Adam Smith e da Karl Marx), ma su un’organizzazione della produzione industriale basata sulla condivisione del sapere e sulla cooperazione. Un modello che si fonda anche sul nuovo concetto di proprietà collettiva, non intesa in senso marxista, ma come proprietà svincolata dal segreto dei brevetti industriali, che oggi limitano l’evoluzione della società, come nell’industria farmaceutica, dove le aziende che si sono appropriate di alcune molecole, hanno bloccato qualsiasi ulteriore sviluppo della ricerca.

Le reti si basano sulla “sorgente aperta” (open source), un concetto ispirato da quello del software libero e adottato anche dal grande capitalismo internazionale (Google, ad esempio, lavora con Mozilla con piattaforme collaborative) che, secondo Stiegler, deve essere ampliato al massimo e generare un “reincanto” del mondo, simile all’incanto delle sirene, ma soprattutto delle Muse, che sono tutte le potenze che producono meraviglia, come la memoria, la matematica, l’arte e il sapere in tutte le sue forme.

Bisogna oggi costruire un’industria fondata sulla condivisione del sapere, che differisce dall’informazione, che è entropica in quanto calcolabile. Il sapere non è calcolabile, è fantastico, perché fondamentalmente aperto, imprevedibile.

Viviamo in una società reticolata, messa in rete da algoritmi applicati ai dati che circolano sulle reti e concepiti per essere interamente calcolabili, ma all’inizio il Web era stato concepito per stimolare i dibattiti scientifici, che non sono calcolabili. Oggi è possibile reinventare dei formati in cui ci siano dati, che non devono essere analizzati da algoritmi, ma che devono essere oggetto di deliberazioni collettive e questo a tutti i livelli dell’organizzazione sociale.
Bisogna uscire dal modello della data economy, ancora dominante e reinventare una cibernetica dell’entropia negativa.

 

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