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Tesi & Antitesi: un`immagine vale più di mille parole?

La prima puntata de “Lo stato dell'arte” parte da un quesito cruciale nella comunicazione contemporanea: un'immagine vale più di mille parole? È proprio vero che la forza di una singola immagine sia capace di raggiungere la nostra coscienza molto meglio di tante spiegazioni? Lo storico dell'arte Claudio Strinati non ha dubbi: il primato va all'immagine. Il desiderio che abbiamo di visualizzare, anche solo con la mente, ciò che ascoltiamo o leggiamo, è qualcosa di inevitabile perché connette piacevolmente il nostro pensare a un'immagine concreta. La nostra è indubbiamente l'epoca che segna il primato della visione: l'uomo del XXI secolo è inevitabilmente connesso al monitor, allo schermo, allo smartphone, alle superfici che rimandano immagini. A pensarci bene, inoltre, non potremmo forse considerare le stesse parole come una particolare forma di immagine? Non è d'accordo il rabbino Benedetto Carucci Viterbi, il quale parte da una tradizione, quella ebraica, per cui vince forse lo slogan inverso: una parola vale più di mille immagini. Una tradizione fortemente anti-iconica incentrata sulla predominanza della parola e della sua forza creatrice: Dio parlò e creò il tutto. Una delle ragioni che vietano di raffigurare Dio, è che l'immagine impedisce una riflessione profonda ed efficace, stimolata invece dalla parola. La ricchezza della parola sta quindi nel suo senso infinito, la povertà dell'immagine nel suo senso univoco. Ma allora, sono meglio mille parole o mille immagini?