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Tesi & Antitesi: le facoltà umanistiche sono una perdita di tempo?

In un mondo sempre più tecnologizzato, con un mercato del lavoro che richiede linguaggi spendibili un po' ovunque, sembra che le facoltà scientifiche risultino vincenti rispetto a quelle umanistiche. Ma è veramente così? Quanto vale, ancora, la distinzione tra materie scientifiche e materie umanistiche? “Lo stato dell'arte” non poteva esimersi dal chiederselo: le facoltà umanistiche sono una perdita di tempo? Secondo Stefano Feltri esse costituiscono un cattivo investimento finanziario, perché hanno minori prospettive di reddito e di occupazione rispetto ad altre facoltà. Viviamo in un contesto internazionale che ci richiede di fare scelte più mirate, perché i mestieri qualitativamente più elevati si stanno concentrando solo in alcuni settori. In questo senso è importante scegliere un percorso di studi spendibile anche all’estero e adatto a un mondo del lavoro sempre più competitivo. Non è d’accordo Mariangela Galatea Vaglio, per la quale la nozione di “utilità” non è di esclusivo appannaggio delle facoltà tecnico-scientifiche. Le società complesse sono anche quelle che investono nella cultura, nell’arte e nella bellezza, capaci di arricchire un Paese sotto diversi aspetti. Non è detto, inoltre, che le facoltà scientifiche garantiscano un posto di lavoro. Che dire poi delle inclinazioni individuali? Se si sceglie una facoltà non in base ai propri interessi ma rispetto alle eventuali prospettive lavorative, il successo non è scontato.